mercoledì 1 ottobre 2008
Primo giorno...
venerdì 4 luglio 2008
Madeleine...
Pochi giorni fa stavo leggendo un bel libricino, una biografia di un jazzista italiano.
L'autore del libro cita un disco del sopracitato jazzista come la sua personalissima "madeleine", con la particolare accezione proustiana.
Il senso era quello di risveglio di un ricordo lontano, spesso legato alla nostra infanzia, che un sapore (proprio come quello delle madeleine, dolce tipico del nord della Francia) o un profumo riescono a destare. Un attimo soltanto è il tempo richiesto perchè questo misterioso meccanismo si inneschi ed inesorabilmente ci costringa ad affondare nel ricordo, come in insidiose sabbie mobili.
Dimenarsi è soltanto peggio.
Lasciamoci andare una volta, senza fuggire come al solito...sprofondiamo e se necessario muoriamo di nuovo. Avremo una vita più interessante da raccontare ai nostri nipotini.
Questa mattina mi sono svegliato nel mio lettone. C'era stranamente un'aria fresca che entrava dalle finestre. Se la notte è silenziosa, il mattino è la parte del giorno più delicata per i rumori. Così dalle stesse finestre da cui entrava l'aria, sono venuti a darmi il buongiorno gli urletti striduli delle rondini.
Avevo poco più di 6 anni e spesso passavo intere giornate estive in compagnia dei miei nonni. Loro hanno sempre (da che ho memoria io) abitato in centro, qui a Casale Monferrato. 25 anni fa le rondini riempivano il cielo con i loro inconfondibili profili. Il loro era il suono che mi accompagnava in via Trevigi, o in via Saffi, per mano a mio nonno, a comprare qualcosa al mercato di piazza Castello...o a fare qualche lavoretto nel suo laboratorio, sopra la sagrestia della chiesa di S.Caterina.
Le madeleine giocano sul pericoloso equilibrio che rimane tra i bei ricordi e la nostalgia, ogni tanto un po' dolorosa.
Chissà quante madeleine avrete voi...

[...] in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...].
Marcel Proust
giovedì 5 giugno 2008
Sono "solo" novità...
Come ritornare da un fine settimana strepitoso in una città unica come Parigi. Avere avuto un tesoro di cicerone preparatissimo che mi ha portato "di qua" e anche "di la"...nemmeno fossi stato io a meritarmi quel week end.
Come trovare, assolutamente per caso, un negozio di dischi usati ed essermi potuto aggiudicare due cofanetti in vinile a prezzi stracciatissimi (Fred Astaire Original Recordings 1935*1940 CBS 66316 e Elvis Presley Greatest Hits su 7 e dico 7 vinili RCA). Non che abbiano un grande valore a livello di collezionismo, ma comunque 6 euro nel primo caso e 16 nel secondo sono davvero pochi, specialmente se paragonati agli 80 euro chiesti su ebay per il cofanetto di Elvis (appena controllato).
Come ricevere in regalo, dal suddetto cicerone, l'LP dei Working Week "Working Nights", metterlo sul piatto ed assaporarne dall'inizio le note di una cover incredibilmente bella di "Inner City Blues" del maestro Marvin Gaye.
Come pensare che FaceBook sia una cagata tutto tondo ed invece scoprire, un mattino di lavoro come tanti altri, che la fredda tecnologia a volte ci riporta al calore umano che si pensava perduto per sempre, dandoci la possibilità di riavvicinarci ad un vecchio amico al quale si pensava spesso, con l'amaro in bocca dei rimorsi.
Sono giorni dei quali non mi posso davvero lamentare...
martedì 1 aprile 2008
Un bambino di 30 anni.
Al di là del regalo che, a dirla tutta, non potevo immaginare e che non credo davvero di meritare (ma per questo dovete aspettare ancora un pochino), il fatto che si fossero sbattuti per organizarmi una cena ed esserci e insomma, avete capito, dai. Son cose che fan bene al cuore.
Comunque, tornando alle cose prettamente materiali, una fanciulla, oltre ad un regalo consegnatomi in anticipo, mi porterà ad un concertino al quale stavo già pensando da qualche dì:

Da adolescente rock addicted quale sono, di certo ci sarà da saltare parecchio.
Come se questo non fosse sufficiente, il caro "manipolo" si è prodigato nel regalarmi un oggetto al quale stavo anelando da mesi ormai, sbavando come un cane idrofobo sul sito della casa produttrice. Qualcuno deve aver fatto la spia a qualcun'altro che a sua volta deve aver organizzato un vero complotto. Insomma, un'imboscata, come non mi accadeva dai tempi del Vietnam. Quindi, questi "Charlie", a fine cena se ne escono con un pacco che non so perchè mi ricordava l'enorme scatola dei rollerblades di mia sorella (o forse ero io ad essere piccolo...).
Già contento di poter finalmente organizzare dei Roller Disco Parties, aprendo la scatola il mio cervello rimane per qualche secondo senza ossigeno, causandomi purtroppo danni irreparabili, ed il flusso sanguigno concentrato nella zona del basso ventre. Insomma, non sapevo esattamente se morire di collasso o avere un orgasmo.

Ho optato per l'orgasmo.
Grazie ragazzi.
Senza parole.
mercoledì 20 febbraio 2008
La realtà delle cose...
Un discorso simile l'ho fatto pochi giorni prima anche con la MeiMei.
Lui sosteneva di sentirsi limitato, in un certo senso, per non riuscire a slegarsi da tutti quei vincoli mentali che lo portano , anche nel quotidiano, a ragionare in modo efficiente e secondo schemi ben precisi, del tipo "devo fare questa cosa, allora faccio così che è il modo più corretto per farla". La sua ipotesi è che un certo tipo di ragionamento va assolutamente bene per il suo lavoro di tipo tecnico, ma che lo priva di quell'estro creativo che gli permetterebbe di scrivere, di vedere, magari anche di sentire quelle piccole realtà, che poi forse proprio realtà non sono, attorno a lui. Come sentire che ci sono stimoli attorno a noi e non poterne godere perchè chiusi nell'ordine scientifico della propria mente.
La sua idea di limitazione era legata al fatto che una persona che invece possiede una mente più portata, per così dire, all'arte, un metodo lo può imparare. Una persona di natura metodica, o comunque più "rigorosa" non può invece liberarsi degli schemi che lo hanno sempre accompagnato, perchè è l'unica chiave di lettura per la realtà che possieda.
Mi chiedeva come si fa ad uscirne.
Io non ho una risposta.
Certe cose forse sono genetiche. Non trovo che uno sia meglio dell'altro. Trovo invece che una cosa sia più adatta a qualcuno piuttosto che a qualcun'altro.
Il voler sapere come funzionano tante cose..."[...] Così in qualche modo si pensa di riuscire a capire quali sono i meccanismi che sottendono le variazioni del sistema nervoso autonomo, ossia quello che ti fa battere il cuore, respirare etc[...]".
Sono cose molto importanti, alcune anche a livello scientifico. Ma sono cose che ad una persona, forse anche ignorante, come me, non riescono ad interessare. Il metodo viene sostituito dalla magia.
Per me il cuore batte perchè ci sono le donne. Ci sei tu.
Il respiro perchè c'è la pioggia che bagna la campagna...e per i fiori...per la tua pelle.
E' come se ingerissi brani di realtà e dopo averli fagocitati, li rivomitassi. Quella è la mia personale realtà.
Quella che non mi permette di vedere nitidamente i contorni.
Quello che non ha senso, può assumerne uno... o forse più.
Quello che non si vede, ad un tratto diventa materia. E viceversa.
Questa notte ho sognato un uragano, come questo...
lunedì 11 febbraio 2008
Place to call my home

"Posso sentire la terra che si muove
Posso sentire la strada che chiama
Posso sentire il sapore del partire e del polline
Il prezzo della benzina presto salirà
E sulla strada troveremo la nostra casa
Troveremo un luogo dove stare soli
Tutto quello che volevo era vagare
Trovare un posto da chiamare...
Posso sentire il cielo che cade
Posso sentire la musica che risuona
Il sapore dei rifiuti, l'uomo sta predicando
La fine è vicina, ma fuori portata
E sulla strada troveremo la nostra casa
Troveremo un luogo dove stare soli
Tutto quello che volevo era vagare
Trovare un posto da chiamare...
Posso vedere quelle cose cambiare
Sento qualcuno che sta dicendo
"Non puoi mettere un ritornello mobido
Quel qualcosa è sbagliato nel mio cervello"
Ma sulla strada troveremo la nostra casa
Troveremo un luogo dove stare soli
Tutto quello che volevo era vagare
Trovare un posto da chiamare la mia casa
Tutto quello che volevo era vagare
Tutto quello che volevo era vagare
Tutto quello che volevo era vagare
E trovare un posto da chiamare la mia casa"
Dan Sartain "Place to call my home", dall'album "Dan Sartain Vs. The Serpientes", per qualche dì nella rubrichina "Sto ascoltando...", alla destra dello schermo...
domenica 3 febbraio 2008
Le mie scarpe rosse...

"Oh, sono solito essere disgustato
e adesso sto tentando di divertirmi.
Ma da quando le loro ali si sono arrugginite,
lo sai, gli angeli vogliono indossare le mie scarpe rosse.
Ma quando mi parlarono della loro parte dell'affare,
è quando io capii che non potevo rifiutare.
Non perderò altro tempo, ora che gli angeli vogliono indossare le mie scarpe rosse.
Ti guardavo mentre ballavi lontano da me.
Il nostro amore si fratturò nell'eco.
Com'è possibile che tutti vogliano esserti amici?
Tu sai che mi fa ancora male, anche soltanto dirlo. [...]"
Elvis Costello "(The Angels Wanna Wear My) Red Shoes" (1977)
"[...] Alla fine del servizio divino, i fedeli abbandonarono la chiesa. La vecchia signora risalì in carrozza; Karin aveva già il piede alzato per seguirla, quando alle sue spalle risuonò ironica la voce del soldato:
- Ma guardate che belle scarpette da ballo!
E all'improvviso Karin provò l'irresistibile bisogno di fare due passi di danza...una volta cominciato, non le riuscì più di fermarsi. Le sue gambe piroettavano come se non potessero sottrarsi al volere delle scarpette rosse. Giunse così all'angolo della chiesa e chissà fin dove sarebbe andata, se il cocchiere non l'avesse rincorsa e portata di peso fin nella carrozza. Ma i piedi continuavano ad agitarsi, tanto che la vecchia damadiede loro un energico scapaccione e finalmente, sfilate le magiche scarpette, le gambe di Karin poterono fermarsi.
Non appena a casa, le scarpe vennero relegate in fondo a un vecchio armadio, ma Karin non riusciva a dimenticarle. [...]"
Hans Christian Andersen "Le Scarpette Rosse" (1845)
E' forse il rosso che ci frega.
Anche il diavolo viene raffigurato tradizionalmente di colore rosso. Le scarpette rosse.
Non nere. Nemmeno marroni.
Rosse.
Il desiderio ed il dolore.
Il desiderio è il dolore.
Tienile strette anche quando scalciano.
Lucida la vernice delle tue sofferenze perchè presto ti farai bella mostra di loro e mangerai nel fango come tutti i tuoi simili.
Come tutti i miei simili.
Hai paura? Chi non ce l'ha.
In fondo viviamo per quel minuto di serenità.
Io e te siamo "fantasmi d'elettricità"...
e a me basta...
venerdì 25 gennaio 2008
La vera sostanza...
Questa mattina l'aria aveva un profumo buonissimo ed il cielo era sereno.
Ho visto l'alba.
Me la sono goduta tutta. L'ho guardata tutta. Mentre percorrevo l'autostrada semi deserta...
In radio passava questa canzone:
Allora mi sono messo a pensare ad una sequenza banale di parole: La - sostanza - dei - sogni.
Suona bene. Ma è inflazionata come combinazione.
Poi ho pensato al fatto che spesso non pensiamo al significato delle parole. Come stai? E non ne ascolti la risposta. Bene...ma se ti rispondono "male" è uguale. Ne siamo tutti consapevoli.
Le parole perdono il loro significato se usate spesso.
I sogni di cosa sono fatti davvero?
Impulsi nervosi? Mah...
Io pensavo a qualcosa di più dolce. Il cioccolato, magari. Si, secondo me i sogni sono fatti di cioccolato.
Oppure le bollicine della gassosa che ti solleticavano la gola, quella che ti davano i tuoi nonni, da bambino, quando li andavi a trovare.
Magari il profumo della propria mamma.
I sogni sono sicuramente quel calduccio della mano che ti riscalda la schiena.
E se non fossero dolci? Magari sono salati, per esempio come le lacrime.
Perchè se hai troppi sogni e ne hai sempre di nuovi, da qualche parte dovranno pur uscire.
Non si possono contenere tutti quanti.
E allora escono sotto forma di lacrime. Dagli occhi. A volte senza un apparente motivo.
Questa mattina ho visto una volpe.
giovedì 24 gennaio 2008
Soltanto lettere...
Arrivo alla traccia 3. Si intitola "A te". Il testo l'avevo letto già in un post di una nuova amica blogger (la Dany) e mi era piaciuto molto.
Oggi, ascoltando quella canzone, ho pensato che non fosse altro che una semplice lettera d'amore.
Ed ho pensato alle lettere d'amore della mia vita.
A tutte le cose che ho saputo scrivere senza essere consapevole di una strana capacità momentanea di riuscire ad arrivare nel profondo, sotto la pelle.
Ho ripensato alle cose che mi sono state scritte...qualcuna meno rispetto a quelle che ho regalato, ma non fa niente. A volte mi capita di rileggerne qualcuna...alcune sono distanti anni, tanti anni, da sembrare lettere scritte per qualcuno che non sono io. Che non ero io. Le persone cambiano tanto. Io cambio tanto.
Qualcuna è recente e mi ci riconosco, nonostante parlino di me come io non riuscirò mai a vedermi davvero. Forse siamo troppo severi con noi stessi...certo vorrei essere speciale davvero. Ma per i momenti che i miei occhi scorrono quelle parole, che siano vecchie ed ingiallite oppure fresche di inchiostro, io sono speciale davvero...per un pochino.
Una lettera d'amore ti rende straordinario.
Spero ne possiate ricevere una al giorno.
sabato 5 gennaio 2008
Tra i doni...
...ricevuti questo Natale, fa capolino un vinile che dire abbia fatto storia sarebbe come dire che Casablanca (rivisto di recente) è un film abbastanza carino. Ci siamo capiti.
Si insomma, senza fare tanti giri di parole sto parlando di Kind of Blue, del buon Miles Davis.
Non sto qui ad asciugarvi sul come ed il perchè sia bello, anche perchè non penso di avere il background necessario per farlo. Se volete leggere qualcosa, trovate tutto quello che vi seve su Wikipedia a questa pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Miles_Davis
Volevo solo condividere questo gioiellino con voi.
Quindi eccovelo qui: Miles Davis "Kind of Blue"
Miles Davis "Kind of Blue" (1959, Columbia)Dovete però sapere che il signor Davis ha avuto una signora Davis per qualche annetto...tale Betty Davis. Anche lei musicista (cantante), modella ed un sacco di altre cosette.
Si dice se la facesse con Jimi Hendrix...
A Miles 'sta cosa non è mai andata giù...e pensare che le ha dedicato anche il brano Mademoiselle Mabry nell'album "Filles de Kilimanjaro", album nel quale lei compariva anche sulla copertina...donna ingrata.
Vi lascio quindi anche l'ultimo, in ordine cronologico, dei tre album di Betty Davis dal titolo "Nasty Gal", datato 1975. Il titolo dice già molto della signorina in questione.
Una vera furia...funk/rock di grandissimo impatto.
Lo vuoi? Qua: Betty Davis "Nasty Gal"
Betty Davis "Nasty Gal" (1975, Island)"Colpi di cannone! O è il mio cuore che batte?"
mercoledì 2 gennaio 2008
Tanto tempo fa...
...viveva un bambino come tanti.
Era un bravo bambino...non faceva mai i capricci. Non era nella sua natura...
La sua famiglia aveva tante difficoltà. Lui era così piccolo che non capiva. Non avrebbe potuto...le dita di una sola mano erano quasi sufficienti per contare il doppio dei suoi anni. Non capiva. Ma in qualche modo, forse di magia nera si trattava, assimilava...
E' fumo di sigaretta che respiri senza poterne sentire l'odore.
Fa tossire.
Un giorno prese uno dei suoi giochini, qualcosa di simile ad una sorpresina che si trova in quegli ovetti di cioccolato. Attirò l'attenzione della sua mamma.
Poi, in un impeto di rabbia incontrollabile, scaraventò con forza il giochino a terra e prese a calpestarlo.
Dammi la mano.
Sono orgoglioso di te.
Sentimenti discordanti e forti. C'era la rabbia, quella certo. Poi lo stupore ed un po' di paura. Il desiderio di scomparire.
Un piacere malato nel deludere chi sai non lo avrebbe mai fatto con te.
Una storia sciocca.
Forse per il solo gusto di uccidere qualcosa di bello.
I bambini sono strani.
martedì 4 dicembre 2007
Banalità...

L'amore è cecità
Non voglio vedere
Non avvolgerai la notte
Intorno a me
Oh cuore mio
L'amore è cecità
In una macchina parcheggiata
In una strada affollata
Vedi il tuo amore
Completamente realizzato
Il filo si spezza
Il nodo si scioglie
L'amore è cecità
L'amore è meccanismi ad orologeria
Ed acciaio freddo
Dita troppo intorpidite per sentire
Schiaccia la maniglia
Soffia sulla candela
L'amore è cecità
L'amore è cecità
Non voglio vedere
Non avvolgerai la notte
Intorno a me
Oh amor mio
Cecità
Una piccola morte
Senza lutto
Niente chiamata
E nessun avvertimento
Baby... un'idea pericolosa
Che ha appena senso
L'amore sta annegando
In un pozzo profondo
Tutti i segreti
E nessuno a cui dirli
Prendi i soldi
Dolcezza
Cecità
L'amore è cecità
Non voglio vedere
Non avvolgerai la notte
Intorno a me
Oh amor mio
Cecità
U2 "Love Is Blindness", tratta dall'album "Achtung Baby" del 1991.
venerdì 23 novembre 2007
Questo è un mondo folle...
Tutto intorno a me ci sono volti familiari
Luoghi logori
Volti logori
Sveglio e brillante per le corse quotidiane
Senza meta
Senza meta
Le loro lacrime hanno riempito i loro bicchieri
Nessuna espressione
Nessuna espressione
Nascondo la testa voglio affogare il mio dolore
Nessun domani
Nessun domani
E trovo un pò buffo
e trovo un pò triste
che i sogni in cui muoio
sono i più belli che abbia mai fatto
E trovo difficile da dirti
E trovo difficile da sopportare
quando la gente corre in circolo
E' davvero
Un mondo folle
Un mondo folle
Bambini che aspettano il giorno in cui si sentiranno bene
Buon compleanno
Buon compleanno
Ti fanno sentire come ogni bambino dovrebbe
Seduto ad ascoltare
Seduto ad ascoltare
Sono andato a scuola ed ero molto nervoso
Nessuno mi conosceva
Nessuno mi conosceva
Salve, professore dimmi qual è la mia lezione
Mi guardi attraverso
Mi guardi attraverso
E trovo un pò buffo
e trovo un pò triste
che i sogni in cui muoio
sono i più belli che abbia mai fatto
E trovo difficile da dirti
E trovo difficile da sopportare
quando la gente corre in circolo
E' davvero
Un mondo folle
Un mondo folle
Allargato nel tuo mondo
Un mondo folle
Gary Jules - Mad World
mercoledì 21 novembre 2007
Protect me from what I want...

Sognare è desiderare. Anche. Chi non sogna, o chi ha smesso di farlo, desidera un pochino meno. Una fame che non lo colpisce allo stomaco improvvisamente. Una di quelle cose che non spariscono in pochi istanti, aggrappata saldamente all'anima, scialuppa di salvataggio dei nostri tempi...dei nostri mari.
Chi desidera sta su un solo piede, mentre fuori tira aria. Metre chi ti sta vicino, o ti passa semplicemente accanto, ti spintona.
Lo fa apposta.
...ma non lo fa apposta.
Stare su un solo piede è il modo migliore per rischiare di trovarsi seduti per terra.
Ma il gioco vale la candela...basta sapersi proteggere...basta avere qualcuno che ti protegga.
Che abbia cura dei tuo Sogni.
E dei tuoi desideri.
Se le vuoi, scarica le due canzoncine qui di seguito:
Casino Royale - Protect Me (versione originale)
Vinicio Capossela - Ovunque Proteggi
venerdì 19 ottobre 2007
Abbasso la censura.
Ho aperto la finestra in questo istante...l'aria profuma di qualche esperienza passata.
Un ricordo probabilmente molto felice.
Mi succede spesso con i profumi che riescono ad evocare sensazione nascoste sotto i chili degli anni. Un po' come con le canzoni.
Adoro quando succede, anche se spesso mi mette talmente tanta tristezza addosso.
Sarà un fine settimana di profumi e materiali...
mercoledì 17 ottobre 2007
Fink "Distance And Time"
Avevo avuto modo di ascoltare il suo precedente lavoro...poi sul blog Frequenze Indipendenti (dateci un'occhiata ogni tanto perchè davvero meritevole) ho letto la recensione a questo suo nuovo "Distance and Time".
Semplicemente bellissimo.
Io ve lo metto qui disponibile per il download.
Voi però "do the right thing"...
Download qui!
Fink "Distance And Time" (Ninja Tune, 2007)venerdì 12 ottobre 2007
Ho sempre sognato...
martedì 9 ottobre 2007
Continui stimoli...
...è quello di cui ci nutriamo.
Per non morire. Non biologicamente...parlo di tutte le morti che possono interessare il nostro io. Lo spirito. La mente.
Quelle morti lente ed inesorabili che qualcuno si sceglie, per mancanza di carattere...chissà. Esiste anche chi si accontenta a questo mondo...non so bene come si faccia, ma li guardo con un misto di invidia e stupore.
Un dardo soporifero per il tuo spirito...anestesia dalla quale non ci si riprende. Anche per comodità, perchè i brutti ricordi pesano per tutti. Allontanarli, rifuggirli costruendo un presente insipido ma che ti nasconde bene. Non farsi trovare. E poi morire.
Che siano i bei ricordi o quelli brutti a farti soffrire...a farti stare bene...non importa molto. Ognuno è fatto a modo proprio. Ma in fondo i ricordi sono la testimonianza del nostro vissuto...scappare da loro è un imperdonabile errore.
I salti nel passato della Laura sono nutrimento puro.
Meglio le spalle strette?
Forse si...io però preferisco tatuarmi tutto sulla pelle...ogni cosa.
Semplici punti di vista.
martedì 18 settembre 2007
Sangue impazzito...
...come nella canzone dei Timoria.
Mi ha accompagnato durante la mia gioventù.
E' strano come alcune canzoni, film, libri, riescano a ridarti forti emozioni a distanza di tanti anni...come se non fossimo mai cresciuti. Il tempo è paralitico in alcuni casi. Il vento soffia via la polvere ed ecco di nuovo i tuoi ricordi. Più o meno sono dove li avevi lasciati.
La macchina...le colline. Una donna. Tanti amici. Le domeniche d'inverno.
Poi ti rendi conto che tutto ciò che ti lega a quel momento è sparito, a differenza della presenza quasi tattile delle emozioni. Nebbia solida. Come un bicchiere svuotato del suo vino e di cui credi di poter sentire ancora il sapore ed il profumo.
Te lo sei bevuto, ragazzo.
Ed ora sei tornato sobrio.
Ogni tanto ci vuole...soffiare sulla polvere, dico....
lunedì 17 settembre 2007
Boondock Saints

Ho rivisto di recente questo film. La storia alla base è che due fratelli irlandesi molto credenti si ritrovano, per caso, ad essere considerati degli eroi da un'intera città (Boston) per aver ucciso (legittima difesa) due esecutori della mafia russa che facevano il brutto ed il cattivo tempo con il quartiere irlandese.
Loro si sono sentiti investiti da una forza divina per riportare la giustizia tra gli uomini, punendo con la morte chi facesse del male agli altri per il proprio interesse.
Al di là delle spacconate presenti nel film (comunque ve lo consiglio...molto carino e ben fatto), la trama lascia posto per alcune riflessioni più o meno inutili.
Non avendolo visto da solo, ovviamente ho chiesto a chi era con me se condividesse quell'idea di giustizia , o se comunque trovasse giustificabile un corpontamento del genere (si tratta di caso limite e quindi non applicabile ad una situazione davvero realizzabile, si capisce). La persona in questione mi ha risposto di si, ma che personalmente avrebbe dato meno importanza al lato spirituale e religioso a favore di un punto di vista più morale.
Io non saprei. Penso che senza un minimo di fanatismo, il potersi credere portatori di una giustizia piùttosto che di un'altra, il sentirsi al di sopra delle parti, perderebbe ogni senso. Sarebbe la parola di un semplice uomo "buono" contro la parola di un uomo "cattivo". Ma chi decide cos'è bene e cos'è male?
E' opinabile l'idea del bene?
